La parigina non è solo una ricetta: è una lezione di consapevolezza in forma di sfoglia.
Un intreccio di strati che si lasciano attraversare solo da chi ha il tempo — e la voglia — di andare oltre la superficie. Il primo morso è croccante, quasi sfuggente. Poi arriva la morbidezza del pane, il calore del pomodoro, la sapidità del prosciutto, il conforto filante del formaggio.
A completare, una tapenade di olive — idea geniale della sister —che dà un tocco provenzale per un brunch o un aperitivo tutto mediterraneo.
Incredibile a dirsi, è piaciuto anche mio padre, da sempre scettico sugli abbinamenti arditi.
In fondo, la parigina ci ricorda proprio questo: come questo rustico — che di francese ha solo il nome —siamo fatt* di parti lisce e parti più fragili, di consistenze diverse e contrasti che, alla fine, trovano la loro armonia.
Ogni passaggio richiede attenzione, presenza, fiducia in ciò che si costruisce passo dopo passo. Nessun giudizio, nessun confronto. Solo accettazione di ciò che siamo, riconoscendo anche le imperfezioni.
E quando il profumo del sugo comincia a pervadere la cucina, scopriamo che anche dentro di noi si amalgamano sapori e sfumature diverse, quelli che ci rendono unic*e inimitabil*, basta solo il coraggio di lasciarli emergere.

Ingredienti
500 g farina 0
310 g acqua
25 g olio extra vergine di oliva
2 g lievito di birra secco
5 g zucchero
10 g sale fino
Per il ripieno
400 g sugo di pomodoro
125 g prosciutto cotto
300 g mozzarella
Per finire
una confezione di pasta sfoglia rettangolare
1 uovo
2 cucchiai di latte
Per la tapenade di olive taggiasche
150 g di olive nere taggiasche
1 cucchiaio di capperi dissalati
